Autore: Francesco Riggio

  • 13 giugno 1993: un pomeriggio di passione. I racconti

    13 giugno 1993: un pomeriggio di passione. I racconti

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    Inossidabile ricordo. Insieme ad altri racconti, da www.sportpiacenza.it

    “Ma tu eri a Cosenza? Eh, ma allora non sai cosa ti sei perso!”. Quante volte me lo sono sentito dire! Ma io ho solo un meraviglioso ricordo, quello di essere andato giù in Calabria a vedere Cosenza-Piacenza.
    Il viaggio. Io e mio papà, “l’inossidabile” Presidente del Coordinamento dei Club biancorossi per diversi anni. In treno. Cuccette di seconda classe, sferragliamento, caldo… se ho dormito un’ora è molto. Con noi c’è la voce” dello Stadio Galleana, lo speaker. Scendiamo a Paola, passiamo una mattinata in spiaggia (!), in una pizzeria mangiamo benissimo pagando qualche mille lire, addirittura saliamo a piedi fino al santuario di San Francesco da Paola! Hai visto mai che porti bene? “Francesco, è il Santo del tuo onomastico!”. Poi arriviamo a Cosenza, lo stadio, la partita sempre con l’orecchio a una radiolina-walkman (eh, sono ancora lontani i tempi degli smartphones, di twitter, degli streaming!). Occhi puntati in campo, orecchie puntate ai risultati delle nostre concorrenti, bisogna vincere, ma potrebbe non bastare. Si fatica, poi la traversa di De Vitis, poi ancora De Vitis offre a Simonini la palla del… GGGGOOOOOOOOLLLLLLL!
    Poi ancora sofferenza, fino al fischio finale, noi e i giocatori impazziti che ci salutano. Non sembra vero che andremo a giocare in serie A, ancora più incredibile per chi come noi andava in trasferta a vedere le partite anche in C2… il Presidente Leonardo Garilli ci ha portato dall’Omegna e Brembillese alla Juventus, al Milan!
    Adesso che siamo ripartiti nuovamente dal basso (e ancora più in basso della C2 degli anni ‘80!), non mi sento di rammaricarmi troppo, a parte il pessimo epilogo abbiamo vissuto anni fantastici. Spero che questa bella “ripartenza” sia utile per ritrovare tutti quell’entusiasmo per lo sport vero, onesto e ben giocato, indipendentemente da quale categoria si giochi. Quest’anno siamo andati ancora allo stadio io e “l’inossidabile”: questo per me è un grande, anzi il migliore GGGGOOOOOOOOLLLLLLL!

    (Foto di Gaetano e Francesco scattata dal mitico Merisio)

    biglietto
    Biglietto
    Fine partita Cosenza
    Fine partita Cosenza
    Cosenza gli spalti
    Cosenza: gli spalti
  • Il tavolino da Sbuccia

    Il tavolino da Sbuccia

    Il tavolino da Sbuccia

    “Sono il tuo regalo!” disse entrando il signore dai capelli grigi . Neanche dopo aver raggiunto l’età matura F. aveva perso la mania di fare battute che capivano solo lui e alcuni abitanti rettiliformi del pianeta Sgnork . Pietosamente la sorella alla quale era rivolto il saluto di F.  sorrise comprensiva da dietro il bancone, e ai clienti del locale Sbuccia fu chiaro che non era giusto commentare ironicamente un così evidente caso di sfigataggine famigliare. Perchè F. a questo compleanno della sorella non aveva regalato un altro cd di Samuele Bersani, ma gli aveva confezionato una visita a sorpresa, traversando con il suo veicolo a metano il Passo del Turchino, da Piacenza fino a Finalborgo.  Bhe, insomma, è stato un bel pomeriggio, dicono.

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    Sbuccia è un bellissimo posto a Finalborgo (Sv), ci bevete, ci mangiate cose liguri e piacentine, ci leggete il giornale, libri, vi collegate al WiFi gratuito, ci comprate delle cose belliffime, c’è la Giulia e c’è il Gigi, che da Piacenza sono andati a vivere e lavorare in Liguria con le loro ragazze e  la loro labrador colore della notte.  Oh, la prossima settimana a FinalBorgo c’è Giro…giro Borgo!!

     

  • Qualcosa di sinistro

    Qualcosa di sinistro

    “Benvenuti”. L’avviso luminoso balenava nell’aria, fra i granelli di polvere in sospensione all’inizio del lungo corridoio. La voce della guida podcast risuonava negli auricolari sottopelle dei lobi dei giovani visitatori di Palazzo Montecitorio, sovrastata solo dall’ancora potente voce dell’anziano professor Beccaris, il loro docente di Storia Contemporanea Vera, che li richiamava al rispetto per quei luoghi. “Che palle di gita!” – pensava Stefano riavvitando il tappo dell’acqua gasata portata da casa – “sarà anche bella Roma… ma la quarta B era andata a NuovoMondo Park di Parma, quella sì era una figata, con la ChemicalShaker che ti rotea a 5G… e invece noi qui nella ex-capitale, a sentire ‘ste stronzate…” La voce guida continuava imperterrita: “… sede della Camera Dei Deputati fino al 6 Gennaio 2015, quando il governo di unità nazionale Lega Nord – Movimento 5 Stelle presieduto dall’On. Ferdinando Pizzacchiotti spostò la capitale a Milano, fra il giubilo dei cittadini di tutta Italia…” Stefano avrebbe voluto urlare “Ma chi se ne frega dico io, roba di 20 anni fa, adesso abbiamo l’AutoGoverno Elettronico Gaia-Mente., non abbiamo più tutto quel casino che racconta mio padre, i depucosi lì… i deputati che litigavano, rubavano e sbagliavano tutto! Mio papà lo sa, lui ha partecipato agli scontri nelle fila dei Forconi Stellati, ha lottato contro i Vecchi e gli extracomunitari, lui!”

    Gli studenti si affacciarono alla balconata riservata al pubblico: un inserviente accese il sistema 3D e la sala vuota si animò degli ologrammi ricreati dalle registrazioni video di vent’anni prima. Marco, il primo della classe, gli indicò un omino con i baffi nei banchi dei Democratici: “Quello era uno stronzo micidiale” disse a Stefano. Gli uomini erano vestiti in stile Vecchio, ancora con giacche e cravatte, una Vecchia sgallonata dalla parte opposta invece portava una maglietta con la scritta STRONZO CHI VOTA e urlava, il baffino rideva, la Presidente della Camera sbatteva un campanello, dei Vecchi smaniavano, altri indifferenti parlavano ai cellulari (i trasmettitori di una volta, che si dovevano tenere in mano!). I nostri Padri della Nazione agitavano dei cartelli ARRENDETEVI, la loro capogruppo sussurrava all’orecchio dell’On. Marpioni, poi abbracciandolo in una foto celebrata negli ebook di storia della Nuova Nazione.

    Davanti ai brufolosi ed annoiati studenti della quarta C del Liceo Scientifico G.C. Associati di Pavia, il sinistro epilogo del governo tecnico di Mario Diraghi, ultimo atto della vecchia Repubblica Italiana, si riproduceva come una recita di fantasmi. Il volume era altissimo. Stefano ruttò.

    di FFrancesco

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    benvenuti

     

  • L’anno del Bum

    L’anno del Bum

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    L’anno del Bum

    di FFrancesco

    (scritta per l’ iniziativa “La Stanza Ucronica” di Neuromancer ). Licenza Creative Commons )

    8 aprile 1963. Lido di Ostia (Roma)

    I vigili del fuoco avevano lasciato avvolta la manichetta dell’autobotte: non c’erano fiamme da spegnere. Della villetta dell’ingegner Chittofrati non restava quasi più niente, solo macerie e un cratere profondo più di 6 metri. “Sapevo che avevano un laboratorio nel garage” – stava raccontando al comandante dei vigili un vicino di casa – “ma non hanno mai disturbato, nessun rumore, vedevo solo qualche bagliore dalle finestrelle quando portavo fuori il cane, penso facessero qualche lavoro di saldatura, robe così. Poi stamattina… Bum!”

    Da una Fiat 1300 blu scesero due tizi vestiti di grigio, il più alto mostrò al comandante un tesserino. “Buongiorno, siamo Rossi e Martini, del Ministero degli Interni. L’ingegner Chittofrati e il Prof. Majori si occupavano di un progetto di interesse nazionale, se la zona è in sicurezza da questo momento delle indagini ci occupiamo noi, sta arrivando una nostra squadra di tecnici.”

    “Non ci sono state fiamme, Dott. Rossi, non abbiamo trovato nè feriti nè vittime, i danni sono solo all’edificio oggetto dello scoppio. C’è stato uno spostamento d’aria, forse un’esplosione che si è sviluppata verso l’alto… qualche testimone veramente afferma di aver visto qualcosa che si muoveva verso l’alto… dei ragazzini parlano di una specie di razzo volante…“ –  “Comandante, lasciamo stare le fantasie dei ragazzini, l’ingegnere si occupava di nuove tecnologie per riscaldamento, avranno visto volare per aria una sua caldaia. Si limiti a fornire questa versione nel suo rapporto e con chiunque glielo chieda. Se non c’è altro la prego di allontanarsi con i suoi uomini, ecco è arrivata la nostra squadra, la zona verrà transennata. La saluto, grazie per la collaborazione, comandante…” “…Guidoni. Buongiorno, ce ne andiamo subito”.

    Rossi e Martini rimasti soli guardarono il cratere e poi il cielo. “Quei cervelloni di Chiti e Majorana allora ce l’hanno fatta prima del previsto, hai sentito cos’hanno detto dai radar di Ciampino…” – “Sì, hanno visto la sua traccia passare nei cieli di Roma e scomparire. Dopo neanche due minuti hanno chiamato dalla pista di San Damiano a Piacenza che era atterrato un veicolo non identificato in mezzo ai loro F84! Per fortuna che Ettore aveva in tasca la tessera del SIFAR, gli avieri stavano per sparargli!”.

    1 luglio 1978. Ministero Degli Interni, Roma.

    “In diretta da Roma, capitale d’Italia e della Confederazione dell’Europa Unita, vi parla Mauro De Mauro: Il Presidente del Consiglio Aldo Moro, accompagnato dal Ministro della Tecnologia Enrico Mattei, e dal Vicepresidente del Consiglio Enrico Berlinguer, ha deposto stamattina una corona al Sepolcro Majorana, dove riposa l’emerito Cavaliere della Repubblica Prof. Ettore Majorana, nel terzo anniversario della sua scomparsa. L’On. Moro, alla guida dell’appena insediato governo di Unità di Sviluppo Nazionale, ha ricordato che proprio grazie ai suoi studi ed esperimenti, nonchè all’intraprendenza e creatività italiane, sono state aperte nuove frontiere per la nazione e l’umanità intera: solo due mesi fa è stata inaugurata la terza colonia italiana su Marte, battezzata Nuova Vajont. Il Senatore a Vita Ing. Carlo Chiti, suo collaboratore nella scoperta e realizzazione del Motore Quantistico, invenzione ammirata ed invidiata da tutto il mondo, ha parlato ricordando gli anni di collaborazione con il compianto Professore, dal primo veicolo sperimentale, che era poco più di un boiler a due posti, alle odierne astronavi di linea da 200 passeggeri che attraversano il sistema solare, costruite dalla Ferrari Spazio di Modenapolis…”

    Anche Rossi e Martini stavano guardando la diretta dal primo canale RAI, nel loro ufficio di Roma: “Ma poi si è capito dove si era ficcato il Professore per 15 anni? Nel ‘38 lo avevano dato per scomparso, morto suicida, e poi si presenta una mattina alle 5 alla Sapienza, come dal nulla…” – “Non crederai anche tu alla storia del rapimento alieno, eh? Quei fogli dove aveva disegnato le teorie del motore quantistico avevano una grafia sconosciuta, è vero, ma io credo alla sua versione della scrittura in codice per evitare i nazisti prima e russi e americani poi. Sarà stato un po’ svitato, ma quello era un genio, punto. Se penso alla faccia dei nostri colleghi della CIA quando è atterrata la nostra Lupa 6 sulla Luna con due anni d’anticipo sul loro piano Apollo! Versami un’altra Vecchia Romagna, dai”.

     

  • Sogno o son mesto

    Sogno o son mesto

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    Tanti tanti anni fa, il paese di Credulonia era diverso, non si stava bene come adesso. Sulla via principale, piena di luci, che conduceva alla Piazza passeggiavano i cittadini, e davano ogni tanto un’occhiata alle vetrine illuminate dei negozi, che mostravano merci di ogni genere, con grandi cartelli SALDI, SCONTI, LIQUIDAZIONE TOTALE. Tuttavia quasi nessuno si fermava ad acquistare qualcosa, qualcuno magari entrava, si provava i capi di vestiario o le scarpe, ma ordinavano poi tutto da casa attraverso una specie di piccola scatola magica (tutti ne avevano una, allora), e la merce proveniva anche da lontanissimo, addirittura da oltre le Montagne. Tutti avevano anche una scatola luminosa più grande, che narrava storie, e ti faceva venire voglia di comprare cose bellissime, come bevande nere in tazze piccoline o dolcetti svuota aria per la panza di chi mangiava troppo (sì, si mangiava troppo!).
    Un giorno da questa scatola spuntò un nanetto Burlone, faceva molto sorridere i Credulonesi e promise che avrebbe portato la felicità a tutti, che non c’era bisogno di fare niente, bastava sorridere. Non come i Serioni, quella gente triste e noiosa sempre a lamentarsi.
    Così tanti abitanti di Credulonia lo proclamarono Re, e anche se lo vedevano portarsi via le loro figlie nel Palazzo Reale, e accumulare il loro grano nei suoi magazzini, gli volevano sempre bene, perchè si diceva fosse il prezzo da pagare per la felicità.
    I Serioni però erano sempre arrabbiati, e non si sa perchè, ma sempre più gente diceva in giro che avevano ragione, anzi quasi tutti, e un giorno scesero in Piazza con i forconi e le torce, volevano comandare loro e chiudere finalmente il nanetto Burlone nelle segrete del Castello.
    Ma mentre i Serioni si dirigevano in corteo verso la Piazza, dalle scatole luminose piccole dei Credulonesi spuntò un folletto Salterino, che disse loro che il capo dei Serioni, quel brutto e pelato che veniva dalle Montagne, era uguale al nanetto Burlone e voleva solo sostituirlo per renderli tristi.
    Così quando i trecento Serioni arrivarono in Piazza davanti al Palazzo Reale, dalle vie spuntarono trecento Credulonesi dietro al folletto Salterino, e dal Palazzo ne uscirono altri trecento cittadini, con in mano una pergamena firmata dal nanetto Burlone, dove era promessa la felicità a vita.
    Cominciarono a darsele di santa ragione, non si capiva chi avrebbe vinto, anche se i Serioni stavano soccombendo sotto i morsi dei seguaci del nanetto e i calci con gli stivaloni delle bande di Salterino, quando una voce tonante rimbombò nella Piazza. Un reggimento di cavalieri con gli elmi cornuti arrivarono guidati da una Regina bionda, che colpì il selciato con il suo scettro luminoso. Un bagliore accecante, una lampo di fulmine spazzò via i contendenti, che fuggirono seminudi e bruciacchiati nascondendosi dove potevano. “Io malediko quevzto Paeze! Non avrete più scatole luminoze e uzerete zolo koze koztruite con legno di alperi. SPREEEDDD SU DI FOI!!!”
    E da allora figlio mio, si vive felici e contenti.

     

     

  • Ci ho messo un po’ a scriverlo

    autore

     

    Eccomi mentre creo “Pancho – Missione di Soccorso”, il racconto che Barabba oggi ha pubblicato QUI . Un seguito del raccontino fantanostalgicodemenziale “La Battaglia di Hunz” che era contenuto nella raccolta “L’Ennesimo Libro Della Fantascienza“, distribuita gratuitamente in formato ebook.

    Contiene cowboys, soldatini, tute spaziali, briciole, sorelle senza scrupoli, la Ternana, petardi e ovviamente tanto Lego. E, bho, spero che vi piaccia.

    Pancho Missione di Soccorso

  • 1963

    1963

    Semplicemente uno screenshot da Google Immagini alla ricerca “1963”. Martin Luther King e John Kennedy assassinati, Mohammed Ali, la Lamborghini, Romy Schneider, Steve McQueen, i Beatles, Bob Dylan e Suze Rotolo, Peter Sellers, Marlon Brando, Liz Taylor, Rolling Stones, la rivista Popular Electronics, la Ducati Scrambler, il Bologna Football Club, The Children of The Damned, Claudia Cardinale… e anche gente non famosa. Come il sottoscritto, nato oggi 50 anni fa.

    “…a fast car, a coast to reach, and a woman at the end of the road.” (Jack Kerouac – On The Road)

     

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