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  • L’edicola di domani.

    L’edicola di domani.

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    (Ieri ho pagato il giornalaio del mio quartiere, che porta tutte le mattine il quotidiano al mio babbo anziano, l’ho ringraziato, e lui: “Ma ci mancherebbe! Certo non posso portargli anche quello del giorno dopo!”. E allora ho scritto questo, che secondo me è solo questione di tempo.)

    Nel quartiere ci sono tanti di quei negozi stranieri che nessuno si è stupito più di tanto che la famiglia di Zkkx Zwhysxx del pianeta Zoart avesse rilevato l’edicola di Crescentini in cambio di uno zainetto pieno di pietre d’oro. Ormai ci siamo abituati ai cappuccini cinesi preparati da Zhyang, alle pizze turche del kebabbaro, alla candeggina rumena della drogheria pakistana. Il nuovo giornalaio extraplanetario Zkkx è onesto, velocissimo a dare il resto delle monetine con i suoi quattro tentacoli, e tutto sommato meno brutto della moglie di Crescentini.
    Insomma, a me Zik (ci siamo messi tutti a chiamarlo così) sta simpatico, per non parlare di quella sagoma di sua mamma Clak, che gli ha pagato l’edicola terrestre, disperata che il figlio a 40 cicli Zoartiani suonati non avesse ancora trovato un lavoro in tutto il suo sistema stellare.
    Però Zik dopo solo una settimana di attività è depresso, dice di non guadagnare come previsto.
    – Zik, è che non hai scelto il momento giusto per comprare un’edicola, i dati per il business plan che hai messo nel tuo calcolatore risalgono agli anni 80/90, quando si vendevano un sacco di cassette vhs, giornali zozzi, modellismo di velieri a uscite settimanali, riviste con allegati, e ancora tanti Rakam e Abitare. Adesso con internet, i torrent, gli emmepitre, i nuovi residenti stranieri, i soldi che non ci sono, un edicola ormai vende ancora solo qualche quotidiano, quattro figurine di Peppa, Storia Mondiale al generale del mio palazzo, e il Linus che ti sto comprando io…
    – Fra, capisco, ma non voglio deludere mia mamma… mi impegnerò, offrirò servizi migliori!
    – Bravo Zik, intanto ti pago il conto dei giornali che porti a mio papà… una settimana, 8 e 40, giusto? Ecco qui, già contati. E grazie ancora per portarglielo tutte le mattine…
    Sì, una bella comodità che mi portasse il giornale al babbo, con il femore rotto era chiuso in casa per un altro mese, e tutte le mattine alle sette e mezza aveva il suo giornale all’uscio.
    Ma il lunedì dopo mi squilla il cellulare proprio a quell’ora, è mio papà, agitatissimo: – Vieni subito! Vieni a vedere cosa mi ha portato il giornalaio!
    In casa mio papà è sulla sua poltrona, sul tavolino una pila di copie del quotidiano locale. – Bhe, perchè te ne ha portate tante copie? – alzo la prima, è Libertà di oggi, niente di strano… quella sotto però è stampata in blu, ma guarda… – Guarda! Guarda la data! – mio papà ha gli occhi sbarrati, dovrò misurargli la pressione – C’è la data di domani… – Una foto e un articolo di un incidente in macchina, un editoriale sulla prossima ripresa economica, una frana per le pioggie… scorro velocemente le copertine di altri due, hanno la data di domani l’altro, e del giorno dopo, e papà è incazzato nero… – Ci sono anche le pagine dei morti, che scherzo del cavolo è? Portaglieli indietro tutti a quel cretino, non voglio vederli!
    Corro da Zik. Porca miseria, tecnologia aliena qui al quartiere Ratti? Proprio non ha capito che si deve comportare come gli altri stranieri che hanno aperto delle attività qui, che mica ci costringono a mangiare cous cous, telefonare in Ecuador, o fare colazione con i falafel. Qui i nostri vecchi vogliono continuare a vivere come nel ’62, la pagina dei morti di ieri, la Settimana Enigmistica, gli anolini alla domenica, chi se ne frega se il ripieno lo ha fatto Irina o Dolores.
    – Zik, se mio papà voleva il giornale del giorno dopo, te lo chiedeva no?
    – Fra, volevo dare un servizio in più, il primo mese è senza sovrapprezzo.. Per tuo papà ho semplicemente fatto analizzare dal mio calcolatore le notizie degli ultimi mesi del vostro quotidiano Libertà, sono sempre un po’ le stesse, incrociandole con le statistiche degli incidenti, della criminalità, e… vabbè… un po’ di dati abusivi presi dalla NSA e dall’USL di Borgo Spinello… Sono notizie con una probabilità del 93/95%, vedi qui a pagina 23? Se l’avvocato Bruzzi stamattina ha l’infarto previsto saremo al 97%, con i necrologi già stampati! Leggi il cartello…
    Non l’avevo visto, appeso dietro la sua testa molliccia, coperta da una cuffia di lana del Milan: “EDICOLA ZWHYSXX – NUOVI SERVIZI PLUS – PRIMO MESE GRATIS.”
    – Oddio Zik, cos’altro hai combinato?
    – Beh, Fra, al generale ho regalato le prime quattro uscite dei Diari Scomparsi di Benito Mussolini (li ho stampati da una frattura pentadimensionale via universonet), alla figlia del ciclista l’Album delle figurine intelligenti delle Winx, introvabili, e alla copia di Playboy del geometra ho allegato un clone privo di inibizioni della coniglietta del mese….
    – No Zik! Farai scoppiare un casino! I Carabin… il Consiglio Galatt… tua mamma si incazzerà come una iena!
    – Mia mamma? Gliel’ho detto ieri sera, è contentissima, anzi mi sta aiutando con i resi di Nuovo Libero, non so perchè ma stamattina non è piaciuto l’inserto sui progressi dei più riusciti Sistemi Stellari Comunisti della Galassia…

     

  • C’è una nuova fumetteria in città

    C’è una nuova fumetteria in città

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    A Piacenza, in Via Genova 4/c, ha aperto il secondo Panini Store d’Italia (l’altro è a Bologna).

    Party d’inaugurazione il 18 Gennaio

     

  • Il mio prof di Musica delle medie

    Il mio prof di Musica delle medie

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    Il Professore di musica entra in classe a testa bassa. Butta faldoni di registri, spartiti e riviste musicali sulla cattedra, sbuffa e ci guarda sfuocati.
    “Oggi parliamo di Beethoven. Sinfonia numero 6. Pastorale”.
    Con il suo passo pesante e sbilenco si avvicina al giradischi in dotazione all’aula di musica, una fonovaligia del Reader’s Digest. Prende un 33 giri e sfila il disco di vinile con cura, lo pulisce con un tampone di velluto, lo guarda di traverso verso la luce opaca dei finestroni zigrinati, alla ricerca di ulteriori granelli di polvere. Bofonchia, forse contro il giradischi, forse contro il provveditorato, il governo Andreotti, noi, non lo so, sembra che ce l’abbia perennemente con qualcuno.
    Mette il disco sul piatto, fa partire il giradischi tirando indietro il braccio della testina, clac, appoggia con delicatezza estrema la puntina sul disco che gira. TocScraac… ruota la manopola del volume con decisione, in un tripudio di scariche elettrostatiche dal potenziometro impolverato, le nostre orecchie ferite rimangono stordite per alcuni istanti, finchè i suoni registrati dell’orchestra riescono ad avere la meglio sul rumore di fondo, e riempire la stanza di musica.
    Una ventina di ragazzini di prima media degli anni ‘70 ora sono in un’aula chiusa di una scuola di provincia, fuori è freddo e nebbia. Un adulto, un dipendente statale con apparenti problemi di nevrosi, tramite un giradischi acusticamente ridicolo, si assume il compito di trasportarci tutti in un bosco lussureggiante dei primi anni dell’800, in una natura che si risveglia alla vita. Con la mano alzata in alto il Professore cattura ogni nostra attenzione, soffoca risolini, siamo dinnanzi a un direttore d’orchestra, a uno sciamano, al prete che ci attende con l’ostia in mano. Non c’è spazio per distrazioni, il Professore ci nomina ogni strumento dell’orchestra, nomi che non abbiamo mai sentito prima, come l’oboe, e come ogni suono rappresenti un ruscello, un cinguettio, il vento, la pioggia, il tuono, la rugiada.
    E poi il nostro sgraziato, claudicante, sovrappeso Professore, danza. Danza, estaticamente trascinato dall’amore per la musica, ondeggia con le mani ad arco, ora misurato partner di una compagna invisibile, ora ballerino classico solista che prova i passi in camerino. Ad occhi chiusi, che riapre ogni tanto per offrirci qualche breve scintilla delle emozioni che lo devastano. Non posso parlare per gli altri, io lo ascolto ammirato, per quanto la situazione sia anche assolutamente a rischio delle nostre risate da ragazzini.
    Alla fine del disco si abbatte stremato sulla sedia dietro la cattedra, scende il silenzio. Senza guardarci ci dice:

    “Spero che vi sia piaciuto Beethoven. Fatene tesoro”.

     

    (Il mio professore di musica delle medie era fratello di Don Giuseppe Borea, 1910-1945, martire della Resistenza Piacentina. A volte ce ne parlava in classe, con profondissima emozione. Sicuramente la perdita tragica, violenta ed ingiusta del fratello lo aveva segnato profondamente nell’animo. Quando ascolto della buona musica, e riesco ad apprezzarla, non posso non pensare al prof., e come ha cercato di farmi comprendere l’Arte per amarla.)

    donboreaDon Giuseppe Borea
    Parroco di Obolo in Val d’Arda (Piacenza), don Giuseppe fu arrestato per antifascismo nel 1942 e deferito al Tribunale speciale.
    La caduta di Mussolini gli evitò il processo e gli valse la liberazione. Subito dopo l’armistizio, il sacerdote entrò nella Resistenza come cappellano della Divisione partigiana “Val d’Arda”, comandata dal colonnello Giuseppe Prati. Catturato dai fascisti il 27 gennaio 1945, don Borea fu condannato a morte e la sera del 9 febbraio fu messo al muro. Rifiutate la sedia e la benda, il cappellano perdonò i suoi carnefici e disse: “Offro la mia vita per la pace e la grandezza della Patria”, poi, toltosi il mantello, gridò: “Viva Gesù, Viva Maria, Viva l’Italia.” Colpito da otto pallottole, don Borea fu finito con un colpo alla nuca. Dopo l’assassinio i fascisti, insoddisfatti, si portarono alla canonica di Obolo con l’intenzione di eliminare anche don Riccardo Sala che la reggeva in luogo di don Borea. Fortunatamente non trovarono né il prete, né i suoi fratelli, Carlo e Camillo, entrambi partigiani.” Da: http://www.anpi.it

    Per chi volesse approfondire trovate qui la ricerca fatta da alcuni studenti del Liceo Respighi di Piacenza – DOCPPT

     

  • Riparare lo sciacquone: un tutorial.

    Riparare lo sciacquone: un tutorial.

    idraulico

     

     

    Adesso metto anch’io su YouTube un tutorial per aggiustare lo sciacquone del water, nel mio si vede una mano che compone il numero di un idraulico.

    Mi ero messo d’impegno per aggiustarlo, spronato dalla fiducia dei famigliari: “Allerto la protezione civile” “Povero papà”.
    Ma uno sciacquone è un meccanismo diabolico, la sua invenzione e progettazione risale a diversi secoli fa, per opera degli stessi costruttori delle macchine per la tortura, del Supplizio della Ruota, dell Disco di Norimberga, della Pera Rettale.
    Successivamente. in anni più recenti, sono state introdotte delle tecnologie aliene, provenienti dall’Area 51. I materiali usati sono senzienti, si fanno smontare ma mutano forma subito dopo, infatti, mentre smontavo gli incredibili componenti, mi è sembrato di sentire distintamente una pernacchia in lingua Andromedana.
    Per fortuna Behemot, il mio idraulico, era libero. Forse per il suo leggero strabismo, o perchè da piccolo è stato risucchiato da una astronave della Nube di Oort, sapevo che avrebbe risolto il problema, con un equo scambio di moneta terrestre. Behemot lo considero ormai un caro amico, collaboro da anni al sostentamento suo e dei suoi cari, inoltre egli è in possesso della Più Grande Ventosa Del Mondo, vista il giorno del Grande Intasamento del 2004, quando una tenera amichetta di mia figlia si produsse in uno sforzo ancora oggi studiato in campo medico.
    Come per tutti gli idraulici, frasi come “Vengo verso le 11” vanno interpretate incrociando le Centurie di Nostradamus con la fisica quantistica. Al terzo SMS dalla moglie che lo stava aspettando apposta a casa: “NESSUNO ALL’ORIZZONTE” stavo per iniziare a preoccuparmi.
    Invece Behemot, in ritardo come una rockstar dell’idraulica, è arrivato e l’ha riparato in neanche un quarto d’ora. “Pulito dal calcare e cambiato una guarnizione…” mi ha detto serafico con i suoi inquietanti occhietti mefistofelici a 360°. La fa facile lui, come se non avessi visto sul pavimento del bagno le tracce rimaste del pentacolo che ha disegnato… Non ci credete? E i 45 euro che si sono smaterializzati davanti ai miei occhi? Eh? Se non sono degli emissari del demonio gli idraulici…
    Ovviamente la sua banconota da 5 di resto la porto in chiesa, ci accendo delle candele a San Maturino*, protettore degli idraulici, hai visto mai.
    (*fonte: L’Almanacco dei Santi)

  • Centoventisei

    Centoventisei

    centoventisei

     

    Lui, lei, anziani in una centoventisei lucida e perfetta. Lei guida, 25/30 km orari massimo, tiene sicura il centro della strada. E il rosario, attorcigliato sul retrovisore, oscilla dolcemente. Poi una freccia a destra, la Coop. Avranno fatto la spesa con le borsine portate da casa, piegate in 16 con l’elastico? Persino tu, merdone, che hai avuto il coraggio di comprare quel SUV GIALLO, che li hai sorpassati alla rotonda rombando, quando li hai guardati affiancandoli poi non hai avuto il coraggio di suonare il clacson.

  • No guardi, col telefono sono a posto

    No guardi, col telefono sono a posto

    Ieri, nella galleria di un un centro commerciale c’era una banchetto di volontari di Telethon, hanno chiesto a una coppia che spingeva il suo sacrosanto carrello carico del sabato:

    “Conosce Telethon?”

    e quello:

    “No guardi, col telefono sono a posto.”

    “…”

    Eh, sarebbe bello che le malattie genetiche durassero solo 500 minuti, che si potesse spegnere il dolore come il tasto che interrompe le chiamate. Ma non è così, purtroppo il signore un po’ rintronato non ha ragione, e c’è bisogno di tutti, dei ricercatori, dei politici (ah ah ah) e di VOI. Così se incontrate un banchetto con le mele, le arance o solo con una cassettina di cartone, e se non sono insistenti, maleducati o truffatori, se siamo noi, di Telethon, dell’AISM, dell’AIRC, dell’AISLA, della LIFC, della FFC: AIUTATECI, anche solo con 1 euro, 1 SMS.

    Come in questi giorni, dall’11 al 20 Ottobre, che potete aiutare la Ricerca sulla Fibrosi Cistica. Grazie di cuore.

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    Anche quest’anno LIFC ed FFC sono unite per la Ricerca. Infatti LIFC  supporta la Campagna Nazionale FFC con la collaborazione dei suoi  volontari, che saranno presenti in tutte le Piazze italiane con il “Ciclamino della Ricerca” dal 6 al 26 ottobre per raccogliere fondi da destinare al progetto FFC#16/2013 , che  mira a modulare l’infiammazione sostenuta dai globuli bianchi, ovvero il principale meccanismo patogenico del deterioramento della funzione polmonare nella fibrosi cistica.

    LIFC inoltre appoggia la raccolta fondi solidale lanciata dalla FFC  a sostegno del progetto FFC 17/2012 del costo di 70 mila euro, orientato a trovare un nuovo farmaco antinfiammatorio per la fibrosi cistica. Regala due euro alla Ricerca sulla fibrosi cistica dall’11 al 20 ottobre invitando tutti i tuoi amici a comporre il numero 45507,perché da un semplice Sms può nascere nuova speranza per chi aspetta la fine della fibrosi cistica.

    Cerca nelle piazze il “Ciclamino della Ricerca” FFC nei week-end di ottobre

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