Categoria: Accadde

  • E poi siamo andati al gabinetto. (Inaugurazione dell’anno scolastico 1970-71)

    E poi siamo andati al gabinetto. (Inaugurazione dell’anno scolastico 1970-71)

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    (mio quaderno di III Elementare)

    Cronaca. L’inaugurazione dell’anno scolastico 1970-71.

    Oggi c’e stata l’inaugurazione dell’anno scolastico siamo andati a Messa alla Madonna di Lurds(1). Tutti gli scolari dovevano portare una piccola offerta per la chiesa. Le parole e le canzoni erano le stesse della S.S. Trinità(2). Si stava un po’ stretti perchè c’erano poche sedie. C’era molta luce che faceva illuminare tutta la chiesa. Abbiamo cantato bollissime canzoni, e c’era un curato, Don Luigi, che aveva una voce bellissima che faceva incanare. Poi siamo tornati a scuola e abbiamo fatto merenda. E poi siamo andati al gabinetto.

    (Voto: Suff. -)

    (1) Corretto dalla Maestra in “Lourds”

    (2) La Chiesa che frequentavo di solito.

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  • A scuola mi diverto, migliorerò nella srittura.

    A scuola mi diverto, migliorerò nella srittura.

    Valerio_e_Massimo

     

    A scuola mi diverto, perchè Valerio, fa sempre il cretino. Massimo invece non fa il cretino.

    Oggi 1 maggio 1970 cambiamo casa. Sono venuti i facchi(ni) la casa, si svuotò completamente. Finalmente, al pomeriggio posso riposare.

    La mia mamma la perdono sempre. Ha gli occhi celesti. Ha i capelli marroni. Canta sempre. Cura sempre mia sorella. Sta sempre vicino a me.

    “Parla del lavoro di tuo papà”. Fa il cassiere allo Zuccherificio. Deve stare attento nei conti perchè se sbaglia ce li rimette. D’estate 3 volte al mese va a pagare gli operai di sera.

    “I miei propositi per la Prima Comunione”. Aiuterò la mamma, le sorelle. Regalerò un dono a mia cugina, migliorerò nella srittura, nella condotta.

    “Scrivi dei pensierini con: ha”
    1. Oggi la mia sorellina ha picchiato la testa.
    2. Un ingegnere, con degli uomini, ha fatto un supermarchet.

    (da un mio quaderno di Scuola Elementare, Classe II, 1969/70)

  • 13 giugno 1993: un pomeriggio di passione. I racconti

    13 giugno 1993: un pomeriggio di passione. I racconti

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    Inossidabile ricordo. Insieme ad altri racconti, da www.sportpiacenza.it

    “Ma tu eri a Cosenza? Eh, ma allora non sai cosa ti sei perso!”. Quante volte me lo sono sentito dire! Ma io ho solo un meraviglioso ricordo, quello di essere andato giù in Calabria a vedere Cosenza-Piacenza.
    Il viaggio. Io e mio papà, “l’inossidabile” Presidente del Coordinamento dei Club biancorossi per diversi anni. In treno. Cuccette di seconda classe, sferragliamento, caldo… se ho dormito un’ora è molto. Con noi c’è la voce” dello Stadio Galleana, lo speaker. Scendiamo a Paola, passiamo una mattinata in spiaggia (!), in una pizzeria mangiamo benissimo pagando qualche mille lire, addirittura saliamo a piedi fino al santuario di San Francesco da Paola! Hai visto mai che porti bene? “Francesco, è il Santo del tuo onomastico!”. Poi arriviamo a Cosenza, lo stadio, la partita sempre con l’orecchio a una radiolina-walkman (eh, sono ancora lontani i tempi degli smartphones, di twitter, degli streaming!). Occhi puntati in campo, orecchie puntate ai risultati delle nostre concorrenti, bisogna vincere, ma potrebbe non bastare. Si fatica, poi la traversa di De Vitis, poi ancora De Vitis offre a Simonini la palla del… GGGGOOOOOOOOLLLLLLL!
    Poi ancora sofferenza, fino al fischio finale, noi e i giocatori impazziti che ci salutano. Non sembra vero che andremo a giocare in serie A, ancora più incredibile per chi come noi andava in trasferta a vedere le partite anche in C2… il Presidente Leonardo Garilli ci ha portato dall’Omegna e Brembillese alla Juventus, al Milan!
    Adesso che siamo ripartiti nuovamente dal basso (e ancora più in basso della C2 degli anni ‘80!), non mi sento di rammaricarmi troppo, a parte il pessimo epilogo abbiamo vissuto anni fantastici. Spero che questa bella “ripartenza” sia utile per ritrovare tutti quell’entusiasmo per lo sport vero, onesto e ben giocato, indipendentemente da quale categoria si giochi. Quest’anno siamo andati ancora allo stadio io e “l’inossidabile”: questo per me è un grande, anzi il migliore GGGGOOOOOOOOLLLLLLL!

    (Foto di Gaetano e Francesco scattata dal mitico Merisio)

    biglietto
    Biglietto
    Fine partita Cosenza
    Fine partita Cosenza
    Cosenza gli spalti
    Cosenza: gli spalti
  • Il tavolino da Sbuccia

    Il tavolino da Sbuccia

    Il tavolino da Sbuccia

    “Sono il tuo regalo!” disse entrando il signore dai capelli grigi . Neanche dopo aver raggiunto l’età matura F. aveva perso la mania di fare battute che capivano solo lui e alcuni abitanti rettiliformi del pianeta Sgnork . Pietosamente la sorella alla quale era rivolto il saluto di F.  sorrise comprensiva da dietro il bancone, e ai clienti del locale Sbuccia fu chiaro che non era giusto commentare ironicamente un così evidente caso di sfigataggine famigliare. Perchè F. a questo compleanno della sorella non aveva regalato un altro cd di Samuele Bersani, ma gli aveva confezionato una visita a sorpresa, traversando con il suo veicolo a metano il Passo del Turchino, da Piacenza fino a Finalborgo.  Bhe, insomma, è stato un bel pomeriggio, dicono.

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    Sbuccia è un bellissimo posto a Finalborgo (Sv), ci bevete, ci mangiate cose liguri e piacentine, ci leggete il giornale, libri, vi collegate al WiFi gratuito, ci comprate delle cose belliffime, c’è la Giulia e c’è il Gigi, che da Piacenza sono andati a vivere e lavorare in Liguria con le loro ragazze e  la loro labrador colore della notte.  Oh, la prossima settimana a FinalBorgo c’è Giro…giro Borgo!!

     

  • 1963

    1963

    Semplicemente uno screenshot da Google Immagini alla ricerca “1963”. Martin Luther King e John Kennedy assassinati, Mohammed Ali, la Lamborghini, Romy Schneider, Steve McQueen, i Beatles, Bob Dylan e Suze Rotolo, Peter Sellers, Marlon Brando, Liz Taylor, Rolling Stones, la rivista Popular Electronics, la Ducati Scrambler, il Bologna Football Club, The Children of The Damned, Claudia Cardinale… e anche gente non famosa. Come il sottoscritto, nato oggi 50 anni fa.

    “…a fast car, a coast to reach, and a woman at the end of the road.” (Jack Kerouac – On The Road)

     

  • Incontro di Natale

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    Stasera, la sera di Natale, ho fatto un incontro. Ve lo racconto cambiando solo qualche nome/località per rispetto al signore che ho incontrato.

    Per digerire il pranzo di Natale io e mia moglie decidiamo di fare due passi in centro, fa già buio, camminiamo fra le luci e i negozi illuminati anche se chiusi. Alla fine della via che sfocia sulla piazza del Duomo incontriamo dei nostri amici, ci fermiamo a chiacchierare. Un rumore di qualcuno che cade, un signore è lungo disteso dietro di noi. In tre lo aiutiamo a tirarsi su, non è svenuto, ha un’aria confusa, – Sono scivolato..
    Avrà una sessantina d’anni, alto, robusto, porta degli occhiali da lettura sul naso, un giaccone di buona fattura, dei pantaloni di velluto chiaro eleganti, un paio di scarpe che mi sembrano Timberland. Ha un borsello, e un pacchettino di plastica trasparente che gli è caduto, perde liquido. Contiene due flaconi di shampoo o bagnoschiuma, si saranno aperti o rotti nel cadere.
    Si regge in piedi da solo, – Ero di fretta, dovevo telefonare a mia moglie… Gli diciamo di sedersi su una panchina della piazza a pochi metri, ci arriva da solo, lo aiutiamo a mettergli a posto i pantaloni che si erano un po’ abbassati. Vicino a lui siamo rimasti solo io, il mio amico e le nostre mogli, due ragazzi che ci avevano aiutato a tirarlo su si sono dileguati senza una parola.
    Sono indeciso se chiamare il 118, il signore potrebbe anche avere avuto un malore o un ischemia, però si regge in piedi e dall’aspetto sembra un signore benestante che probabilmente abita da quelle parti – Come si sente? Dobbiamo chiamarle qualcuno…? – Mia moglie è in Argentina… abito vicino alla stazione… – Ma si sente di tornare a casa? Non vuole che chiami qualcuno, un parente o anche un’ambulanza? – No, qui non ho nessuno che può venire. Ho dei parenti, ma non verrebbero… sa come sono i parenti… torno a casa da solo, non si preoccupi.. – Senta, l’accompagno per un pezzo… Il signore sta in piedi ma lo vedo ancora un po’ traballante. Non sento odore di alcool, non mi sembra ubriaco, continua a sembrarmi una persona di ceto medio-alto e scolarizzato, parla bene senza inflessione dialettale, potrebbe essere un professore, un avvocato, un ingegnere. Dico al mio amico che lo accompagniamo io e mia moglie, loro abitano fuori città, inutile che vengano anche loro.
    Mentre attraversiamo la piazza, mi dice che è alloggiato al dormitorio vicino alla stazione di Piacenza, che una volta era ridotto malissimo, ma che adesso l’hanno messo in ordine, che è venuto anche il sindaco due volte a vederlo. Mi dice che è malato, che gli avevano trovato un tumore più di dieci anni prima, che adesso ne ha un altro e deve andare dai medici a fare delle cure – Prende delle medicine? Forse è per questo che è scivolato… – Sì, ne prendo anche per la glicemia… Non so se il dormitorio apre prima delle otto (sono quasi le sette di sera) ma forse c’è già qualcuno… – Ci sta solo per dormire? – Sì, è un monolocale, ci siamo in una decina di persone, chi è malato come me, chi non ha nessuno o qualcuno che ha avuto dei problemi con l’alcool…- Di giorno dove sta? – Eh, ho da fare, devo andare dai dottori… oggi avevo preso le vitamine (alza il sacchetto dei bagnoschiuma rotti, all’arancia direi, dall’odore fortissimo).
    Intanto stiamo costeggiando la cancellata dei Giardini che portano alla stazione, non è un bel posto da passarci di notte, ma non mi fa paura, sia io che mia moglie abbiamo abitato nei dintorni da piccoli e poi oggi è Natale, cosa vuoi che…. Ma il signore ci spaventa: – Non passiamo da quella parte. Ci sono sempre due neri… una gang… (Ecco, per la prima volta penso chi me l’ha fatto fare di venire fin qua, che avrei dovuto chiamare…) – I carabinieri… – I cosa? – Lì… Una macchina dei carabinieri a fari spenti e motore acceso davanti al grattacielo di Piacenza. Non so se rassicurarmi o preoccuparmi di più. Vabbè, attraversiamo e siamo sul piazzale della stazione, davanti al centro commerciale illuminato da una vertigine di luminarie. – Tutto a posto? La posso lasciare qui? Non ci siamo neanche presentati… – Mi chiamo G., la ringrazio, è stato molto gentile. – Piacere, Francesco. Buonasera, e auguri. Si riposi.
    Lo guardiamo andare verso il lato destro della stazione, io e mia moglie ci giriamo, ci affrettiamo di tornare sui nostri passi e arrivare prima possibile a casa. Sulla strada ci scambiamo ipotesi su G., a casa ci ripromettiamo di guardare sul sito di Chi l’ha visto e cercare il dormitorio dove sarebbe andato, non conosciamo nessuna casa accoglienza da quelle parti.
    A casa non trovo nessuno di simile sul sito di Chi l’ha visto, mentre mia moglie trova il dormitorio. Si tratta di un edificio ristrutturato anni fa, in gestione alla Ronda della Carità, c’è un numero di telefono, chiamo.
    – Buonasera, mi scusi, ho accompagnato un signore che era caduto in Piazza Duomo, mi ha detto che alloggiava lì…
    – Sì, è tornato da poco un nostro ospite, ho visto che aveva il giaccone sporco… aveva un giaccone di colore X?
    – Sì, mi ha detto di chiamarsi G., che sua moglie è in Argentina… ero indeciso se chiamare il 118, ma poi ho visto che stava abbastanza bene e l’ho accompagnato.
    – … L’abbiamo qui da qualche giorno.. Si è accorto che ha la testa un po’… come dire… confusa?
    – Sì certo… ho chiamato perchè mi erano venuti dei dubbi, avevo paura di aver sbagliato a lasciarlo lì.
    – Ha fatto bene, la ringraziamo molto per averlo accompagnato. Buon Natale.

    Così ho scoperto che esiste il Rifugio Segadelli, presso la Stazione di Piacenza:

    “Al rifugio Segadelli, dietro alla stazione, ogni notte trovano riparo dieci persone, italiani e stranieri tra i 18 e i 60 anni. Li unisce una situazione comune: la mancanza di una casa, di un lavoro e di una famiglia. Il risultato della crisi economica ma anche di una serie di errori che hanno portato alla rottura degli equilibri familiari e sociali. Lo scorso anno, gli accessi al rifugio Segadelli sono stati 550, nel 2012 il dato è destinato ad aumentare. La fascia d’età in crescita è tra i 50 e i 60 anni, quella degli esodati che perdono il lavoro ma per la pensione è ancora troppo presto. Finire in mezzo a una strada diventa sempre più facile. In prima linea per aiutare gli ultimi, da quindici anni a Piacenza, c’è la Ronda della Carità composta da ventitre volontari. (…). Chi volesse contribuire, può recarsi al rifugio Segadelli o contattare il responsabile al numero 3357000986.”*

    *da: http://www.liberta.it/

    Aggiornamento: il 31 dicembre sono passato al Rifugio, che si trova camminando lungo la destra della facciata della Stazione di Piacenza, dopo un bar sull’angolo trovate una porta sul lato destro. Qui ho incontrato il responsabile Sig. Gianni Bonadè; al momento mi ha detto che non c’è urgenza di sacchi a pelo come indicato nel video. G. è ricoverato, al momento è stabile, ma il quadro clinico corrisponde alla gravità che mi aveva raccontato la sera del 25.  A lui, ai suoi ospiti, ai volontari e volontarie e a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui, un forte augurio di Buon Anno.

    Foto: Cravedi

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